15/09/15

Dialogo in un bosco

L'uomo entrò nel bosco per far visita al vecchio amico.


«Era da un po' che non ti facevi vedere,» disse l'albero, appena lo vide.

«Sono stato molto impegnato,» rispose l'umano.

«Impegnato a fare che?» chiese l'albero.

Le foglie dell'albero cominciavano a cadere.

«Un'altra estate se n'è andata, eh? E tu non cambi mai,» continuò l'umano, glissando sulla domanda.

«Da fuori tutto sembra una ripetizione degli anni passati, ma è dentro che cambio, che maturo, al contrario di te.»

«Cosa vuoi dire?»

«Tu invecchi fuori e non vuoi cambiare dentro. Li vedo, sai? Quei due o tre capelli bianchi sulla tua testa. Ma non vedo radici spuntare dai tuoi piedi.»

«L'uomo non ha bisogno di radici.»

«Questo lo dici tu, mio caro, questo lo dici tu.»
 
G.G. (Porto Valtravaglia, 14 settembre 2015)
 
 
 

14/09/15

havia anos que ela estava ali tranquila em seu lugar habitual... gostava de ficar sozinha, apreciando a natureza à sua volta... mas de vez em quando também apreciava receber alguns visitantes... seus preferidos eram os passarinhos... considerava-os verdadeiros amigos e invejava, em certa medida, suas asas... mas como não tinha esse desprendimento, contentava-se em ouvir seus cantos e assovios... embora não se preocupasse com as aparências, sentia a necessidade de se renovar conforme as estações... ficava inclusive nua, sem nenhum pudor... de tempos em tempos também se perfumava... ah, como era bom exalar aquela fragrância gostosa... e também se entristecia às vezes, por supuesto... suas lágrimas eram folhas secas que caíam suavemente aos seus pés... mas se mantinha firme e forte, no matter what, pois suas raízes lhe davam sustentação... e a cada nova manhã, um novo dia... raios solares lhe enchiam de vida... e assim seguia tranquila em seu lugar habitual...

Tiago Elídio... 14/9/2015... Rio de Janeiro...

10/09/15

Il vecchio e il lago



Il vecchio sentì una musica, sembrava provenire dalla panchina dietro di lui. Quando questa cessò, lui tornò con lo sguardo al lago, gli occhi seguivano il filo invisibile e osservavano pazientemente il galleggiante.

La musica riattaccò, il pescatore si voltò di nuovo. Era un uomo sull’ottantina, rughe infinite gli segnavano ogni centimetro del corpo, probabilmente gli segnavano anche il cuore. Questa volta fece un paio di passi e si avvicinò alla panchina. Sul sedile c’erano soltanto la sua attrezzatura da pesca e il secchio con qualche alborella. Tornò alla ringhiera. Guardava le montagne e pensava che anche le loro fenditure sembravano rughe. Forse c’erano sempre state. Forse invece erano apparse poco a poco, man mano che le montagne invecchiavano.

Musica. Ciabattò innervosito verso la panchina, stavolta guardò in basso, facendo uno sforzo per piegare le giunture arrugginite, e lo vide: un cellulare, che si illuminava a intermittenza emettendo la musichetta fastidiosa. Chissà di chi era. “Luca” segnalava lo schermo lampeggiante. Non rispose. Troppo tecnologico. Troppo complicato, e lui troppo vecchio. “3 chiamate senza risposta” lessero poi a fatica i suoi occhi senili. Lo appoggiò sul sedile e si voltò a fissare il galleggiante. 

Il cellulare riprese a suonare. Lo afferrò, stavolta per rispondere, ma non ci riuscì, picchiettava sullo schermo a vuoto. "Al diavolo," pensò, forse lo disse a voce alta, non c'era nessuno ad ascoltare. Lo scaraventò nel lago, maledicendo il telefono e la sua vecchiaia. Forse a Luca dispiacque un po’. Il vecchio invece sorrise, aveva vinto una piccola battaglia contro la modernità. E si rimise a osservare il lago. Tra poco il galleggiante sarebbe andato sott’acqua, ne era certo. E aspettava. Chissà, magari stavolta avrebbe preso un luccio.

G.G. (Porto Valtravaglia, 09 settembre 2015)

09/09/15

e toca e toca e toca e toca...

o telefone fixo toca desesperado... e ela continua imóvel na cama... é como se não ouvisse nada... mas é ensurdecedor... toca e toca e toca e toca e toca e toca e toca e toca... e não se cansa... se ela ainda tivesse alguma vontade, levantaria e o desplugaria... mas não esboça o menor sinal de reação... é como se estivesse morta... e toca e toca e toca e toca e toca e toca... to-ca... to-ca... to-ca... to-ca... é como se fosse um coração desesperado pulsando aflito... e ela indiferente, fixa no leito... é como se não fosse um ser humano... e o aparelho toca e toca e toca e toca e toca e toca e ela se levanta bruscamente... e para...

Tiago Elídio... Rio de Janeiro... 9/9/2015...

01/09/15

em paz...

a pombinha branca voava tranquila pelos céus azuis... o vento deslizava suave por suas penas, deixando-a bem leve pelos ares... de repente, um estrondo... e uma bala a atinge bem em seu peito cheio de vida, fazendo-a cair em instantes no chão... deixou então seu corpo para trás e subiu novamente, em paz...

Tiago Elídio... 1/9/2015... Rio de Janeiro...

cíclica...

o ser humano nunca aprende, nunca aprenderá... por mais que muitos tenham tentado evitá-la, ela foi inevitável... é da natureza humana ser selvagem... na escala evolutiva, são os primeiros na lista dos mais nocivos, dos que pior se adaptaram ao ambiente... destroem sem pudor, sem rancor, apenas por sadismo... portanto, era inevitável... não bastaram milhões e milhões de pessoas dizimadas ao longo dos séculos... foi necessário uma nova desculpa para exterminar outros milhões... sempre as encontram, não é mesmo? mesmo as mais esfarrapadas também servem para deixar muitos aos farrapos... disseram que escrever um poema após Auschwitz era um ato de barbárie... pelo contrário, era um ato de resistência... sempre houve muitos esperançosos de que o mundo iria evoluir para algo melhor... talvez evolua mesmo... o mundo, não os humanos... mais uma vez, fizeram-na inevitável... era necessário para o bem da humanidade, para levar a democracia, argumentaram... e então a levaram goela a baixo com muita força, com muita pólvora no ar... os que acreditaram que ela não voltaria mais, ah... pobres almas inocentes... serão os primeiros a sofreram as consequências de seus atos de coragem... não se sabe se dessa vez sobrará alguém para testemunhar o que ocorreu... de qualquer forma, se não nessa, na próxima, quem sabe... "não há, não, calmaria... doce ilusão..."

Tiago Elídio... Rio de Janeiro... 18/8/2015...

29/08/15

A S.

Cercavo la mia pace
e ho trovato te
che sei un mulinello di veleni,
sei una barca senza remi,
annaspi in questo lago,
che non disseta e non ti uccide.

Avevo trovato la pace
e ho cercato te,
che sei un pozzo di paure,
e hai manie tra le più pure,
vivi a fondo in un mistero,
che non risolvo e non mi uccide.

Tu non trovi la tua pace,
e cerchi me,
e il mio petto è un ansiolitico,
come i tuoi tanti barbiturici,
una dipendenza inutile,
un palliativo per dolori
che ti strangolano l'anima.

Ma se non ti uccide e non mi uccide,
se non ti stanca e non mi annienta,
se non è amore ma mi ami,
se quando dormi e sei sereno
vedo una dolcezza cronica,
se non ti lascio e non mi perdi,
siamo assuefatti da una droga
che forse un po' di pace porta.


G.G. (Porto Valtravaglia, 28 agosto 2015)

19/08/15

Guerre

Sarajevo è una di quelle città, come Berlino o Santiago del Cile, in cui senti ancora l'eco di qualcosa di recente e terribile che le ha lacerato le viscere. Non lo vedi solo nei fori dei proiettili sui palazzi del centro, lo senti nell'aria. È una di quelle città che portano i segni della diabolicità dell'uomo.

Se cammini per le sue strade dalle anime squarciate, sentirai ancora l'urlo di tutti quei morti, sentirai i pianti dei bambini incidersi nel petto. È una città meravigliosa, ma è una città ancora tormentata dal passato.

Se vedi Sarajevo, con le sue lapidi bianche che pugnalano la collina, per ricordarci di quanto possiamo essere malvagi, versale una lacrima e regalale un sorriso. La lacrima per non dimenticare. Il sorriso per aiutarla a rinascere.

G.G. (Sarajevo, Bosnia-Erzegovina, 12 agosto 2015)