14/04/15

Piove



Piove.
Tic Tic.
Scorri via, meu amor,
scivola come le gocce
su questo vetro.
Plic Plic.
Piove
sul vetro
di un’auto che vaga
per strade e città nuove,
non sa dove andare,
ma che importa.
Quel che importa
è che finalmente
piove.
Cadi, pioggia, senza tregua,
per giorni, mesi, anni,
lava lo sporco.
Bagnami,
inzuppami
infradiciami.
Ciaf.
Purifica un’alma peregrina.
Devi essere stanca
di farci da contrappasso
prima del sole,
quante anime hai lavato
prima di questa?
Entrami nella pelle,
strisciami nel petto,
scrostalo,
e evaporando
porta via il fango.
Libera i pori.
Fluidifica il sangue.
Lubrifica i congegni
dell’organo più inutile
che chiamiamo cuore.
Adeus, meu amor.

G.G. (Berlino, 11 aprile 2015)

13/04/15

sob a chuva...

caminhava embaixo do seu guarda-chuva... apressada, cabisbaixa, anuviada, observando seus passos, desviando das poças d'água... o seu paraguas lhe protegia não só das gotas que caíam, como também lhe servia como uma fortaleza frente a tudo que estava acontecendo ao redor... seus pensamentos estavam longe... olhou para seu relógio, estava atrasada... apressou ainda mais o passo... de repente, resvalou-se e foi ao chão... seu guarda-chuva com cores do arco-íris, após dar piruetas no ar, caiu ao seu lado... ficou paralisada... seus olhos, abertos e em estado de choque, observavam os pingos que caíam em cima de seus óculos... pareceu estar assim uma eternidade... a paralisia só foi interrompida quando avistou uma senhora que lhe oferecia auxílio... a mão estava estendida em sua direção... ergueu então seu braço, uniu forças e, com a ajuda alheia, se levantou... obrigada, disse com um sorriso...

Tiago Elídio... Rio de Janeiro... 13/4/2015...

07/04/15

Diario



Che città maledetta. Tetti troppo bassi, luce troppo fioca, aria viziata, greve, stagnante.

I visi pallidi e inespressivi che procedono dinnanzi a me senza vedermi sono il frutto perfetto del luogo marcio in cui sono nati. Siedo sulla soglia di casa e li osservo. Io sì che li vedo. Anch’io, come loro, sono cresciuto imprigionato in questa città, e come tutti i suoi abitanti, sono malinconico e meditativo. Vivo incollato alle pagine di questo diario, l’unico spazio aperto in un mondo claustrofobico. Mi faccio domande in continuazione, e le faccio anche a te. A cosa pensi, lettore, quando sei perso nei tuoi pensieri? Come ti disperi, lettore, quando hai toccato il fondo e la disperazione non è più sufficiente? Credi davvero che l’amore possa essere la salvezza dell’anima? Ti è mai capitato di rincontrare una persona dopo otto anni, e doverla conoscere di nuovo? A me sì, proprio la settimana scorsa. Pazzesco. Cambiamo così tanto, eppure rimaniamo sempre noi. No? Siamo sempre noi stessi in fondo all’anima, la vita e le scelte che prendiamo non ci possono mai cambiare del tutto. Eppure non siamo più noi, dieci anni dopo non siamo più noi. E l'amore non ci ha salvati, ma la disperazione non ci ha annientati.

Siamo esseri pazzeschi. 

Tu ci pensi, lettore, come doveva essere il mondo più di mille anni fa, prima della glaciazione? Pare si vivesse all’aria aperta, che ci fosse il vento, la pioggia, il sole… Io venderei un rene per vedere il sole. Tu no? O sei convinto che questo posto miasmatico e buio in cui viviamo sia giusto per te? Sei felice qui? O preferiresti vedere il sole senza che ti si ghiaccino le palle appena uscito dalla grande botola? Forse mille anni fa agli esseri umani bastava vedere la luce del sole per essere felici di vivere. O forse siamo dei pazzeschi esseri malinconici per natura, forse non ci basterebbe mai niente, nemmeno la luce del sole.

G.G. (Berlino, 6 aprile 2015)

06/04/15

cidade invisível...

poucas pessoas visitavam esta cidade... como era invisível, eram poucos os que se arriscavam... no entanto, havia voos semanais... o aeroporto funcionava com instrumentos e os pousos eram feitos em modo automático, pois não se via a pista... a sensação dos passageiros era de que o avião iria pousar no meio da floresta... assim que a aeronave encostava no chão, também ficava invisível, bem como todos seus passageiros... a experiência era bastante sensorial... como todos estavam superacostumados a focar em suas visões, era difícil se abrir para a audição e o tato... mas até o final de suas estadas na cidade, já estariam mais bem capacitados... os cegos tiravam de letra... estavam habituados com o invisível... dessa forma, auxiliavam os que enxergavam mas não viam... "feche o olhos", aconselhavam... alguns de fato fechavam e se entregavam... outros ficavam com um pé atrás e um olho aberto, desconfiados... assim, não conseguiam apreciar de fato a cidade, pois embora estivessem ali, sua mente ainda estava em outra dimensão... portanto, tinham mais dificuldade para observar os encantos da cidade... de qualquer modo, após alguns dias, já estariam mais confortáveis... essa era, portanto, a cidade invisível... invisível somente aos olhos, pois tudo estava lá... bastava sentir...

Tiago Elídio... 6/4/2015... Rio de Janeiro...

29/03/15

Assassini - Asesinos



Vomito
giudizi d'inchiostro,
lacrime nere
di odio
per te
per tutto
per loro.

Imploro aiuto,
ma se gridi a voce bassa
nessuno ti ascolta.

Tutti occupati
a muovere gli ingranaggi
di una società idiota.

Troppo distratti
da una maniera così vile
di vivere,
troppo distratti
per ascoltare
chi piange
su un pezzo di carta.

Ma che giudizi
posso dare io?
Io,
la più egoista di tutti.

Io,
(e la sola ripetizione
di questa parola
mi fa schifo).

Io,
che come voi
non ho ascoltato
le grida,
troppo occupata
ad ascoltare le mie.

Io,
che non ho sentito
l’urlo disperato
di chi stava al mio fianco.

Io,
che ho lasciato
che paure
si trasformassero
in pillole
e pillole
in pensieri assassini.

Siamo tutti
degli egocentrici,
egoisti
e sordi
bastardi.

Anch’io,
come voi,
ho ucciso.

Così come voi,
con la vostra sordità,
uccidete me.
______________________________________________

Vómito
juicios  de tinta

Lágrimas negras
de odio
a usted
    a todo
a ellos

Imploro ayuda,
pero si gritas
en voz baja
    nadie
te escucha.

Todos ocupados
moviendo los engranajes
de una sociedad idiota.

Demasiado distraídos
por uma manera tan vil
de vivir
Demasiado distraídos
para escuchar
a los que lloran
en un pedazo de papel.

Pero qué juicios           
puedo dar  yo
     Yo,                                        
la más egoísta
de todos. 

Yo,
(y la sola repetición
de esta palabra,
me parece
repugnante)
Yo que como ustedes,
no escuché
los gritos
por estar demasiado ocupada  
con los míos.            
 Yo,
que no he oído
el alarido desesperado
de quien estaba
a mi lado.

Yo,
que dejé
a los temores
tornarse
pastillas,
pastillas y                  
pensamientos asesinos.

Somos todos
egocéntricos,
egoístas
y sordos
bastardos .          

Yo también,
como ustedes,
he matado

Así como ustedes,
con su sordera,
me matan.                 


G.G. (Traduzione di Fabio Rivas Riveira. Rio de Janeiro, settembre 2013, ma anche ieri)